Marco scese dal treno alla Stazione Termini di Roma con il cuore in tumulto. Era la sua prima volta nella capitale, spinto da un’occasione speciale: conoscere di persona Chiara, una ragazza con cui aveva stretto un legame intenso mesi prima su un social network. L’appuntamento era a Piazza Navona alle undici di sera, in un romantico locale vicino alla Fontana dei Quattro Fiumi. Godendosi il tramonto, Marco si era perso tra i vicoli di Trastevere, distratto dalla bellezza della città, credendo di avere tutto il tempo per prendere un autobus. Ora aveva le mani sudate e lo stomaco in subbuglio: ricordava chiaramente che Chiara aveva detto di detestare chi arrivava in ritardo.
Senza pensare, salì sul primo bus che arrivò alla fermata, convinto che lo portasse verso il centro. Il mezzo invece si inoltrò in strade sempre più sconosciute, deserte e mal illuminate. Marco guardò apprensivo le fermate su Google Maps: Tiburtina, poi via Nomentana, infine un cartello annunciava “Quartiere Africano”. Scattò in piedi alla fermata successiva, sbattendo la mano sul pulsante per scendere, ma era ormai troppo tardi. Scese in una piazzola straniera; erano le 22:35, gli autobus notturni erano rarissimi e Google segnalava un tragitto di quasi sette chilometri per arrivare a Piazza Navona. Le gambe gli tremavano: senza un taxi, non avrebbe mai fatto in tempo. Controllò l’inesorabile chat: Chiara aveva scritto “Un’altra volta, allora?”. La disperazione sfiorò la rabbia contro se stesso.
Improvvisamente, incollato al tronco di un albero, scorse un adesivo sbiadito con una scritta rossa: Radio Taxi 24. Con mani tremanti composto il numero 060609. “Pronto, sono Marco, mi sono perso. Devo andare a Piazza Navona in venti minuti o è la mia rovina!”, disse con voce rotta all’operatore. La risposta fu un “Resta calmo, abbiamo la tua posizione. Un taxi arriva tra cinque minuti”. Proprio in quell’istante, uno scatto di speranza: scrisse freneticamente a Chiara: “Arrivo con un taxi! 10 minuti di massimo!”.
Un’auto gialla frenò accanto a lui puntuale come un soccorso divino. “Sali, faccio il possibile!”, lo incitò il tassista Luigi, uomo sulla sessantina, occhiali tondi e sorriso rassicurante. Zigzagando tra le viuzze di Roma con destrezza, aggirando semafori ed ingorghi, Luigi parlò a mezzo con la centrale: “Tieni aggiornata la signorina, Giancarlo, io ho un romanticone disperato qui dietro!”. L’operatore contattò Chiara via telefono, spiegando che stava arrivando. Quando il taxi raggiunse la luminosa piazza, segnando solo dieci minuti di ritardo, Chiara non era andata via. Attendeva davanti alla fontana, un futuro pendente sul filo. Marco balzò fuori, pronto a implorare scusa, ma lei lo abbracciò ridendo: “L’operatrice mi ha detto che ti sei perso per Roma come un eroe di una favola!”.
Marco aveva salvato il primo appuntamento più importante della vita. Mentre si chinava per baciare Chiara sotto le stelle, gettò uno sguardo pieno di gratitudine al taxi che già scompariva nel traffico della notte romana. Senza Radio Taxi 24, quel momento non sarebbe mai esistito.
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