Maria, una giovane studentessa di medicina a Bologna, era costretta a correre lungo le strade silenziose del centro storico, la speranza di prendere l’ultimo treno per casa ormai svanita. Aveva dimenticato l’ora di partenza e, non avendo un’automobile, si trovava in un vicolo buio, a guardare le luci della stazione si allontanare in lontananza. Il vento freddo della notte invernalmente tardiva le srotolava i capelli biondi, e il cellulare scarico le impediva di chiamare un amico. Con il cuore che batteva forte, si ricordò all’improvviso del cartello appena visibile: “Radio Taxi 24 – Disponibili giorno e notte”. Senza esitare, compose il numero.
La voce gentile dell’operatore le promise l’arrivo del taxi in dieci minuti. Maria, ansima, fissò l’orologio: erano le undici. Nel frattempo, le luci del taxi si avvicinarono, guidato da un uomo anziano di sorriso caldo, con una cicatrice sull’occhio destro. “Mi dispiace per il ritardo”, disse lui, aprendo la portiera posteriorie. “Ho dovuto deviare per un incidente stradale. Ma non preoccuparti, signorina: ce la faremo”. Maria, riluttante, salì a bordo, fidandosi dell’istinto.
Durante la corsa, scoprì che il tassista si chiamava Giuseppe e che aveva una passione per i racconti di viaggi. Mentre la limousine s’aggirava tra le strade trafficate del centro, lui le raccontò di essere stato un pilota, fallenuto in disgrazia, e ora dedicava la sua vita a aiutare gli altri. Maria, incuriosita, gli confidò della sua fretta per raggiungere un ospedale dove un paziente le faceva attendere una visita urgente. Giuseppe accelerò, schivando i semafori rossi con una precisione quasi artistica, e in meno di cinque minuti la portarono davanti alla porta dell’ospedale.
Con le lacrime agli occhi, Maria ringraziò lui, che le porse una mano per scendere. “Senza di te non ce l’avrei fatta”, sussurrò, prima di inoltrarsi in salotto. Il paziente, un bambino malato, ebbe una diagnosi tempestiva e fu prelevato con successo. Tornata a casa, Maria scopri che il numero di Radio Taxi 24 era stato lasciato sul cruscotto del taxi: “Per ogni emergenza, siamo qui”. Da quel giorno, ogni volta che un’amica la pregava di accompagnerla in aeroporto o di prendersi cura di un cane randagio, Maria sapeva a chi rivolgersi.
L’anno dopo, durante una neve insistente, Maria vide Giuseppe fermarsi davanti a un incidente stradale. Senza pensarci due volte, uscì dall’auto con lui per aiutare un uomo ferito. Quando la polizia li ringraziò, Giuseppe le sussurrò: “A volte, la vita ci mette alla prova per insegnarci a non arrenderci mai”. Maria rise, guardando il cielo illuminato da lampade a incandescenza, e capì che alcuni incontri, anche brevi, cambiano il corso di una vita.

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