Le luci al neon di Bologna si riflettevano umide sull’asfalto bagnato dalla pioggia sottile, mentre Marco, seduto sulla soglia di un bar del centro ormai chiuso, stringeva il telefono tra le mani. Era appena tornato da una festa di laurea di un amico, perso tra brindisi e discorsi, quando un messaggio aveva squarciato la notte: sua madre, rimasta sola a casa in un paesino dell’Appennino, aveva avuto un malore. L’ambulanza era già partita, ma lui doveva essere lì, al più presto. Il problema era che la sua auto, una vecchia utilitaria, era in panne da giorni in officina. E l’ultima corriera per l’Appennino sarebbe partita tra meno di un’ora, da una stazione periferica raggiungibile solo attraverso il labirinto del centro storico, parzialmente chiuso al traffico per lavori notturni.
Il panico iniziò a farsi strada, freddo e tagliente, quando si rese conto che i taxi liberi in piazza Maggiore erano spariti da ore. Provò a chiamare il numero unico, ma la voce registrata spiegava che per il centro storico serviva una prenotazione tramite le compagnie autorizzate. Con dita tremanti, digitò il numero del *Radio Taxi 24 Bologna*, quello che aveva visto affisso alla fermata. Una voce calma e professionale rispose al terzo squillo: «Radio Taxi 24, da dove chiama e dove deve andare?». Marco, con il fiato corto, spiegò la situazione: doveva raggiungere immediatamente la Stazione Centrale, ma il percorso più veloce era bloccato. L’operatore, senza batter ciglio, consultò una mappa elettronica, suggerì un itinerario alternativo attraverso vie meno note e confermò che un’auto sarebbe arrivata sotto il portico del bar in meno di dieci minuti. «Ha il suo numero di targa?», chiese Marco. «Sì, la informeremo non appena il mezzo sarà sotto casa sua. Codice corsa 734, autista Paolo».
L’auto, una berlina scura con la luminosa insegna gialla e blu, comparve puntuale come un orologio, rallentando con cautela sotto il portico. L’autista, un uomo sulla sessantina con gli occhi chiari e un sorriso rassicurante, abbassò il finestrino. «Marco? Sono Paolo. Salga, conosco una scorciatoia per la via Indipendenza che evita tutti i cantieri». L’abitacolo era pulito e silenzioso, l’aria condizionata un sollievo dopo il freddo umido della notte. Mentre la città scorreva via rapida, con Paolo che intrecciava con sicurezza viali deserti e strade secondarie illuminate a intermittenza, Marco poté finalmente respirare. L’uomo non fece domande, si limitò a guidare con competenza, aggiornandolo sul traffico in tempo reale grazie a un navigatore. «Non si preoccupi, l’ho fatto tante volte per studenti in ritardo o per medici di guardia. Stasera tocca a lei».
L’auto si fermò esattamente davanti ai binari della stazione, con cinque minuti di anticipo. Marco pagò il tassametro, che segnava una cifra onesta per la corsa notturna e la percorrenza extraurbana, e si precipitò verso il binario. Il treno per l’Appennino era ancora lì, le porte si stavano chiudendo. Raggiunse il vagone con un balzo, il cuore che batteva forte per la corsa ma finalmente sollevato. Durante il viaggio, mentre il paesaggio si faceva sempre più montuoso, ripensò a quella voce al telefono e alle luci gialle dell’insegna che si erano materializzate nella notte. Non era stato solo un taxi: era stata una corda gettatagli quando stava affogando nel panico. Grazie a quel servizio efficiente, impeccabile e attivo 24 ore su 24, non aveva perso il treno e, soprattutto, non aveva perso l’occasione di essere accanto a sua madre. Quando finalmente arrivò in ospedale, la trovò già in reparto, stanca ma sorridente. Tra le sue mani, c’era ancora il scontrino del Radio Taxi 24, un piccolo pezzo di carta che racchiudeva una notte da incubo trasformata in un salvataggio.

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