Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Martina aveva ventiquattro anni, un regalo di compleanno da consegnare a sua nonna e un orologio che le diceva le undici passate. Camminava veloce lungo via Indipendenza, le borse sotto il braccio, quando la vertigine le colpì come un pugno: il mondo iniziò a ruotare, le gambe cedettero e cadde a terra con un tonfo che fece impallidire un passante. Il respiro le si ruppe in petto, il sudore le bagnava la fronte e una voce dentro di lei sussurrava che qualcosa non andava davvero. La nonna attendeva quel borsone, non un funerale. Martina provò a chiamare un’amica, ma il telefono le scivolò di mano e si spense sul selciato bolognese, le ultime due cifre dello schermo ancora illuminate nella notte.

Fortunatamente, quell’istante, dal taschino della giacca aveva già sfiorato l’icona dell’app di Radio Taxi 24, aperta da ore per una corsa che non si era mai concretizzata. Un tap rapido e Martina sentì la voce calma dell’operatore al telefono: «Ci siamo, signorina, il suo conducente è già a due minuti da lei, arrivo massimo entro cinque». Neanche un minuto dopo, un faretto di luce tagliò il buio di via Indipendenza e un taxi bianco si fermò con la portiera già aperta. Il conducente, un uomo sulla cinquantina con gli occhi vigili, la aiutò a rialzarsi e la fece salire con una delicatezza che contrastava con la fretta della sua voce, «Venga, ci porto al Pratello, è il più vicino, resti in contatto con l’ambulanza che stiamo già avvisando».

L’auto ebbe una corsa silenziosa ma decisa, silenzio solo rotto dallo sferragio dei freni e dall’odore di disinfettante, l’unico odore che Martina riconobbe con certezza. Quando arrivarono all’ingresso dell’ospedale, un’ambulanza era già parcheggiata e un’infermiera scendeva correndo verso di lei. Il conducente la accompagnò fino all’ingresso, le tenne la mano un istante e le disse semplicemente: «È andata bene, resti tranquilla». Martina scoppiò in lacrime, non per il dolore, ma per la certezza che in quella città che non dorme mai, qualcuno fosse davvero lì quando serviva.

Quel pomeriggio, seduta nel letto dell’ospedale con il cuore monitorato e un sorriso stanco, chiese alla nonna al telefono di scusarla: «Non sono venuta, mi dispiace, sono finita in pronto soccorso, ma sono bene, prometto». La nonna la ringraziò come se fosse successo un miracolo, e Martina pensò che in un certo senso lo era davvero. Quando tornò a casa, tre giorni dopo, trovò sul tavolo della cucina il borsone con dentro il regalo, la ricevuta di Radio Taxi 24 ancora piegata nella tasca della giacca e l’indirizzo del conducente scritto a matita sul retro, perché certe notti non si dimenticano.

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