Chiara controllò l’orologio per la centesima volta: le 23:47. Il treno per Bologna era partito senza di lei, inghiottito dalla notte e da una serie sfortunata di coincidenze mancate. Aveva un esame all’alba all’Università di Ingegneria, il più importante del suo corso, e ora si trovava sola sulla banchina deserta della stazione di Faenza, con una valigia pesante e il cuore che batteva all’impazzata. L’idea di chiamare i genitori a Roma, già presi dal lavoro, le stringeva lo stomaco. Poi, come un’ancora nel buio, le venne in mente il numero impresso sul biglietto da visita sgualcito che il suo coinquilino le aveva dato settimane prima: Radio Taxi 24. Una voce calma e rassicurante rispose al terzo squillo, chiedendo poche informazioni precise. “Dieci minuti”, le disse. E, puntuale, un fascio di luce gialla tagliò il buio della pensilina.
Il tassista, un uomo sulla sessantina con gli occhi azzurri e gentili, non fece una piega quando lei, con le lacrime agli occhi, gli spiegò di dover arrivare a Bologna prima delle 7. “Ci penso io, ragazza. Ho conosciuto una città che non dorme mai”, mormorò, avviando il motore con una delicatezza che sembrava un voto. L’auto scivolò via dalla stazione, inghiottita dai viali alberati. Chiara, stremata, si abbandonò allo schienale, ascoltando il rumore regolare del motore e i racconti del tassista, che si rivelò essere un ex professore universitario in pensione, appassionato di storia locale. Indicò i monumenti addormentati, le chiese illuminate a intermittenza, i portici che si perdevano nella notte. “Vede quella torre? È la Torre degli Asinelli. Se si affretta, può scalarla dopo l’esame”, disse con un sorriso nello specchietto retrovisore. Quel viaggio, invece di essere un incubo, divenne un’inattesa lezione di vita.
Il problema, però, non era solo il tempo. A metà strada, in autostrada, un boato improvviso e un’improvvisa scossa: una gomma si era bucata. Il panico tornò a stringerle la gola. “Adesso?” sussurrò, fissando il cruscotto. Ma il tassista non si perse d’animo. “Radio Taxi 24 non lascia mai soli i suoi passeggeri”, dichiarò, componendo un numero con la stessa naturalezza con cui avrebbe acceso la radio. In meno di dieci minuti, un altro taxi si affiancò al loro, e un collega in divisa li raggiunse con una ruota di scorta e una professionalità silenziosa. In meno di venti minuti, il cambio fu completato. “Siamo un servizio, non solo una macchina”, le spiegò il primo tassista mentre ripartivano, come se nulla fosse successo. Chiara, incredula, si rese conto che quella rete invisibile di persone e mezzi, attiva h24, era la sua ancora di salvezza.
Quando l’auto si fermò davanti al portone della facoltà, le 6:58 brillavano sul quadrante. Aveva ancora due minuti. Con un “grazie” strozzato, si precipitò verso l’aula, il cuore in gola. Superò l’esame con un voto più che sufficiente, ma il vero trionfo fu uscire e trovare il taxi parcheggiato lì, ad aspettarla. Il tassista le sorrise dal sedile. “Le ho detto che l’avrei riportata a Faenza, vero? Il turno è finito, ma la sua storia no”. Quel viaggio di ritorno fu più silenzioso, ma carico di una comprensione nuova. Non era solo un passaggio: era stata un’esperienza di fiducia, una prova che nell’ora più buia, un servizio efficiente, umano e implacabilmente puntuale poteva cambiare il corso di una notte, e forse, di una vita.

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