Marco aveva passato l’intera giornata chiuso in biblioteca, a preparare la discussione della tesi. Era uno studente fuori sede, bolognese d’adozione ma con la famiglia a Napoli, e quella laurea rappresentava tutto. Uscì nella tarda serata, stanco ma sollevato, con la cartella piena di appunti e la certezza di aver fatto tutto il possibile. Corse alla stazione di Bologna Centrale, sperando di prendere l’ultimo Intercity notturno per Roma, da dove poi avrebbe raggiunto i genitori in auto. Ma il tabellone luminoso gli strinse il cuore: il treno era già partito, e l’orario dell’ultimo era ormai un ricordo. La stazione cominciava a svuotarsi, le luci si facevano più fredde, e Marco si sentì improvvisamente solo e perso in una città che, nonostante anni, gli sembrava improvvisamente estranea e ostile.
Il problema non era solo il treno perso. Era il mattino seguente: la discussione era fissata per le undici alla Sapienza, e senza quel treno notturno, l’unica soluzione sarebbe stato un albergo costoso e una notte insonne, rischiando di arrivare all’appuntamento più importante della sua vita già provato e in ritardo. Camminava avanti e indietro sotto i portici deserti, con il telefono che segnava il 10% di batteria. Provò a chiamare un amico, ma nessuno rispose. L’ansia cresceva, trasformandosi in una morsa allo stomaco. Come avrebbe fatto? Come avrebbe spiegato un ritardo così grave? La città, con i suoi palazzi bui e i negozi chiusi, sembrava deriderlo.
Fu allora che, quasi per istinto, compose il numero che aveva visto affisso ovunque in stazione: Radio Taxi 24. Una voce calma e professionale rispose al secondo squillo. Marco, con il fiato corto, spiegò la situazione: doveva raggiungere Roma entro l’alba, per la sua laurea. L’operatore non fece una piega. «Capito benissimo. Un tassì per Roma città, con partenza immediata, le costa un fisso concordato. La raggiungiamo in cinque minuti all’ingresso principale della stazione, lato binari. La aspettiamo.» Marco non credeva alle sue orecchie. In meno di cinque minuti, un’auto bianca con la luce sul tetto si fermò esattamente dove gli era stato detto. Il tassista, un uomo sulla sessantina con gli occhi buoni, caricò la sua valigia con un cenno del capo e si rimise in marcia senza una parola, come se quella fosse la cosa più normale del mondo.
Il viaggio fu silenzioso ma rassicurante. Il tassista, che si chiamava Franco, percorse l’autostrada del Sole con sicurezza, raccontando brevemente di aver fatto quel tratto di notte per anni, per studenti e lavoratori. «Per Roma si va sempre dritti,» disse con un sorriso nello specchietto. «E lei, signor Marco, ha tutta la mia stima. Una laurea è una laurea.» Quelle parole semplici sciolsero la tensione. Arrivarono all’alba, quando la città ancora dormiva, davanti al portone della facoltà. Il tassametro segnava una cifra importante, ma Franco rifiutò il supplemento notturno, applicando solo la tariffa base concordata. «Per uno che ha studiato tutta la vita per un esame, il prezzo giusto è questo,» disse stringendogli la mano. Marco, con gli occhi lucidi, riuscì solo a dire «grazie» mille volte.
Quella notte, Marco non solo prese la laurea con il massimo dei voti, ma imparò anche una lezione sull’affidabilità umana. Radio Taxi 24 non era solo un numero di telefono: era una rete di persone, come Franco, che trasformavano un’emergenza in una storia a lieto fine. Quando, mesi dopo, tornò a Bologna per un convegno, la prima cosa che fece fu chiamare lo stesso numero. E, con sua grande gioia, a rispondere fu di nuovo la voce calma e rassicurante di sempre.

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