Era quasi mezzanotte quando Elena vide le luci della sua macchina sbiadire nel vialetto di un parcheggio isolato, mentre il telefono nella tasca faceva sentire una serie di numeri sconosciuti. Aveva dimenticato la borsa con il telefono, la chiave di casa e il portafoglio sul sedile posteriore di un bar, a due chilometri da dove stava camminando. La giostra sembrava irrecuperabile: non aveva il numero di chi doveva consegnare il progetto, non aveva un euro in tasca, e il treno delle sette passate da un quarto d’ora. Il progetto era il suo, l’ultimo atto di tre anni di lavoro in una piccola agenzia bolognese, e il cliente a Roma si aspettava la presentazione entro le otto del mattino. Senza documenti, senza soldi per un bus, senza un telefono per chiamare una mano, Elena si sentì incassare in un vuoto che la città sembrava aver già dimenticato.
Si sedette sul bordo del marciapiede, tremando non per il freddo dell’ottobre bolognese, ma per la disperazione di chi sa di avere una sola chance e la sta guardando svanire. Poi ricordò il cartellino che sua madre le aveva lasciato sul tavolo prima di partire: «Radio Taxi 24 – ti portano ovunque, a qualsiasi ora». Non sapeva se quell’azienda fosse ancora attiva, ma decise di provare. Parlò al telefono con una voce che voleva essere ferma e incontrastata, descrisse la posizione precisa, e in meno di dieci minuti una Fiat bianca si fermò davanti a lei con i fari accesi, come un faro su una strada di asphaltro bagnato. Il conducente, un uomo sulla cinquantina con gli occhi gentili, le aprì la portiera senza fare domande e le disse: «Si accomodi, io mi faccio carico».
Mentre il taxi sfrecciava per via Indipendenza, il conducente chiamò al bar di corsa, lo raggiunse in pochi minuti e riconsegnò alla ragazza la borsa completa. Elena controllò i documenti, tirò un sospiro che sembrava uscito da anni di ansia, e poi guardò fuori dal finestrino le luci colorate di Bologna, le torri che sembravano custodire qualcosa di magico anche a quell’ora. Il conducente la lasciò davanti alla stazione in tempo per prendere il treno, e lei gli strinse la mano dicendo qualcosa che non riuscì nemmeno a ripetere, perché le parole si mischiarono con un nodo in gola. Il treno partì, il cliente a Roma accolse il progetto con entusiasmo, e quel venerdì sera Elena tornò a Bologna decisa a cercare il numero di Radio Taxi 24 sul proprio telefono, appena recuperato.
Da quella notte, ogni volta che il pavimento le si apre sotto i piedi, ogni volta che il mondo sembra scontrarsi con la sua fragilità, Elena preme quel numero. Non per la pubblicità, non per la promozione, ma perché sa che esiste qualcuno, in una Fiat bianca con i fari accesi, pronto a fermarsi e dire: «Si accomodi, io mi faccio carico».

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